Non è giornata.
Non è giornata.
Mi rendo conto che l’attenzione selettiva fa brutti scherzi e sto cercando di smettere.
Sul Venerdì di Repubblica (n. 1108 del 1206/09, pag. 109) trovo questa dichiarazione dell’ex cuoco del dittatore nordcoreano di Kim Jong-il:
“È un politico che si diverte facendo festini pieni di donne che ballano nude”
Sabato pomeriggio, mentre passo gioiosamente il tempo a fare le pulizie in casa, su Iris (Mediaset) trasmettono In nome del popolo italiano con Gassman e Tognazzi e, avvezzo alla Settimana Enigmistica, mi metto a fare il gioco delle differenze nascoste. Non ne trovo.
Ogni tanto viene da pensare che sì, Fabrizio De Andrè era un grande, ma forse la menano troppo. Sbagliato, Fabrizio De Andrè è un grande perchè è sempre attuale (anche Paolo Villaggio? Sì)
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor
“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore
chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”
così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior
lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor
Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol
“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella
“De’ cavaliere non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”
Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s’arrestò
ma più dell’onor poté il digiuno
fremente l’elmo bruno
il sire si levò
codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà
“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,
ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”
Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d’onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione
tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor
“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”
“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,
anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”
Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
Dice che “ancorche’ fossero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il (…) sarebbe, secondo la ricostruzione, l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile” e il discorso è ineccepibile.
Per non sembrare arretrato, devo ammettere che ho presente, benchè a grandi linee, chi sia Fabrizio Corona. Ho avuto anche il piacere di vederlo dalla Bignardi che faceva il ganassa, con lei che ascoltava amabilmente e non si stupiva più di tanto, perchè in fondo non c’era molto da aggiungere al vivo racconto autobiografico. Poi c’è stata la litigata in diretta con Livia Turco, che insomma non ci ha fatto una bella figura. Lei, intendo. Puoi parlare con le persone in carne ed ossa, nelle fabbriche, ai mercati, ma sappi che in quei posti conoscono Fabrizio Corona nel bene e nel male. Può piacere o non può piacere, ma da qui si parte. Per venire incontro a chi fosse rimasto indietro ho trovato un simpatico quiz di aggiornamento sul personaggio. Che almeno, una prossima volta, uno è preparato e gli può dire quel che si sente di dire.